Generation Z non sa più prendersi cura di sé Gli studenti devono iscriversi a corsi per imparare a vivere

La frase suona come un titolo da talk show ma non è solo uno slogan. Generation Z si iscrive sempre più spesso a corsi chiamati adulting o come preferite definirli per imparare a svolgere ciò che, fino a qualche anno fa, veniva dato per scontato. Non è uno scandalo da social. È la conseguenza di scelte educative e sociali che abbiamo fatto tutti insieme e che ora stanno restituendo un conto. Io ho visto queste lezioni dal vivo e la sensazione è che non stiamo parlando di incapacità personale fine a sé stessa. Stiamo parlando di un deficit di insegnamento sistemico.

Non è colpa dei ragazzi soltanto

Se entri in un aula dove si insegna come compilare una busta paga o come cucinare una cena che non sembri scaduta dal frigo, trovi giovani attenti, in qualche caso imbarazzati, in altri sollevati. Non è che vogliano vivere peggio. Succede che non gli abbiamo dato la guida pratica. La sospensione delle materie come economia domestica nelle scuole secondarie. Il lavoro domestico relegato a ruoli non misurati dal curriculum. La tecnologia che ha semplificato molte cose ma ha anche depotenziato la necessità di saperle fare da soli. Tutto ciò ha creato uno spazio in cui corsi di “come vivere” diventano non solo utili ma richiesti.

Quando il reale entra in aula

In quei corsi si insegna a leggere una bolletta. Si insegna a fare la spesa e a non perdere il conto della settimana. Si insegna a telefonare per un appuntamento medico e a non farsi prendere dal panico. La domanda interessante non è tanto se questi contenuti siano banali. La domanda è perché arrivino in ritardo. Perché la scuola li tratta come optional e la famiglia come favori occasionali. E qui mi permetto di essere scomodo: molte famiglie hanno scelto protezione estrema e molte scuole hanno scelto priorità diverse. Non è una colpa da additare. È una scelta collettiva.

We send them off to adulthood without other skills. If they are not learning how to make decisions on their own and solve problems that can be challenging. — Jean Twenge Professor of Psychology San Diego State University

La voce di Jean Twenge ricorda qualcosa di semplice ma significativo. Non possiamo ridurre la questione alla presunta fragilità della generazione. C è anche un vuoto reale nelle opportunità di apprendimento pratico.

Università come officine della vita

In Canada e negli Stati Uniti alcune università hanno cominciato a offrire moduli pratici. Non lezioni di morale o di stile di vita ideologizzato. Moduli concreti per affrontare la quotidianità. L addestramento non è paternalistico. È tecnico. E ha risultati misurabili in termini di sicurezza personale e autonomia percepita. Pam Charbonneau della University of Waterloo, che ha seguito progetti di supporto agli studenti, osserva che la domanda non è patologica ma normale.

What youre experiencing is normal. A lot of your peers are going through the same thing at the same time. — Pam Charbonneau Director of Student Success University of Waterloo

Charbonneau non glamourizza la difficoltà. La normalizza e suggerisce una risposta pragmatica: offrire strumenti. Questo mi interessa perché sposta la conversazione dalla critica morale alla progettazione politica ed educativa.

La vita come curriculum

Immaginiamo per un istante scuole secondarie e università che misurino abilità pratiche oltre che nozioni. Non intendo ridurre l istruzione a una lista di abilità domestiche. Intendo integrare. Insegnare a gestire il denaro non è solo contabilità. È esercizio di autonomia. Insegnare a cucinare non è solo nutrimento. È cura quotidiana. Eppure queste cose non rientrano in tutti gli esami che contano. Non perché la scuola sia cattiva. Perché il sistema ha priorità diverse e i programmi seguono preferenze politiche ed economiche che trascurano il quotidiano.

Perché questo tema genera rabbia

Per molte persone la notizia è una ferita di orgoglio generazionale. Se ti è capitato di pensare che i giovani sono deboli o viziati potresti sentirsi confortato. Ma quella rabbia rischia di diventare sterile. Io penso che sia più utile orientare l indignazione verso cambiamenti concreti. Piuttosto che deridere, chiediamo: quali competenze vogliamo che il sistema trasmetta prima che i ragazzi lascino la casa dei genitori?

Un errore di prospettiva

Molti commenti pubblici caricaturano Generation Z come incapace di attendere o di usare un coltello da cucina. Io ho visto giovani che sanno smontare software complessi e non saprebbero riparare una lavatrice. Questo parla di una differenza di praticità non di intelligenza. È il segnale che la nostra società ha ridefinito cosa è “competenza” e l ha resa per lo più digitale e astratta. Ma la vita fisica resta fatta di gesti e di piccole abilità che richiedono pratica e non solamente tutorial da cinque minuti.

Cosa possiamo fare subito

Ci sono soluzioni concrete che non richiedono rivoluzioni. Inserire moduli obbligatori di educazione alla vita quotidiana nelle scuole. Offrire laboratori serali nelle biblioteche. Formare insegnanti pratici e non solo teorici. Incoraggiare percorsi universitari che includano competenze domestiche e finanziarie come parte del curriculum generale. Sì lo so. Suona come ricetta nota. Ma è sorprendente quanto poco di questo sia diffuso e quanto spesso la proposta venga scartata come banale o populista.

Non tutto è risolvibile con un corso

Un corso non risolve la sottostante economia dell abitare che costringe i giovani a restare a casa più a lungo. Non risolve il mercato del lavoro precario. Ma restituisce qualcosa che manca: fiducia nella propria capacità di gestire il quotidiano. E spesso la fiducia è la molla che spinge a cercare soluzioni più ampie.

Conclusione aperta

Non ho la soluzione completa. Ho visto però studenti che escono da un workshop e per la prima volta pianificano la spesa senza chiamare a casa. Ho visto un giovane che per la prima volta paga una bolletta da solo con un sorriso timido. Se queste piccole vittorie vi sembrano modeste sappiate che sono fondamentali. Cambiano il rapporto con l autonomia e aprono la strada a un cittadino più capace. Questo non toglie il diritto di criticare l eccesso di dipendenza. Ma la critica senza progetto è rumore. Preferisco la fatica ordinata del progetto.

Tabella riassuntiva

Problema Osservazione Soluzione proposta
Assenza di skills pratici Ridotta priorità nelle scuole e nelle famiglie Moduli obbligatori su finanza personale cura domestica e burocrazia
Dipendenza prolungata Mercato abitativo e lavoro precario Politiche abitative e formazione lavoro più efficaci
Stigma generazionale Colpevolizzazione invece di intervento Programmi pubblici e comunitari di supporto

FAQ

Perché gli studenti cercano corsi pratici ora?

Perché le dinamiche sociali ed economiche hanno deprivato molti giovani di occasioni naturali di apprendimento pratico. L eliminazione di materie pratiche dalla scuola secondaria la cultura della protezione genitoriale e l ambiente digitale hanno creato uno spazio dove le competenze quotidiane non vengono trasmesse automaticamente. I corsi colmano questo vuoto confliggendo con l idea che la preparazione all adulto sia un processo spontaneo.

I corsi di adulting sono efficaci?

Sì molte iniziative mostrano miglioramento nella sicurezza personale e nella gestione quotidiana. L efficacia dipende dalla qualità dell insegnamento e dalla possibilità di mettere in pratica le competenze. L apprendimento esperienziale e ripetuto funziona meglio di lezioni episodiche.

Non è meglio insegnare queste cose in famiglia?

Ideale sarebbe un equilibrio. La famiglia resta il primo luogo di apprendimento. Però non tutte le famiglie hanno le stesse risorse o la stessa volontà educativa. Il sistema scolastico può garantire a tutti una base minima comune di competenze pratiche indipendentemente dal contesto familiare.

Non rischiamo di medicalizzare la normalità con questi corsi?

Non si tratta di terapie. Si tratta di formazione pratica. Considerare l autonomia come un set di competenze insegnabili non è patologizzare ma rendere operativo ciò che altrimenti rimane implicito. È una scelta pedagogica e politica.

Quale ruolo per le istituzioni?

Le istituzioni possono promuovere programmi scolastici aggiornati e accessibili. Possono incentivare laboratori locali e offrire risorse pubbliche. Un sistema integrato riduce la dipendenza da soluzioni private e migliora l uguaglianza di accesso alle competenze di vita.

Cosa posso fare come genitore o insegnante?

Iniziare con piccoli passi pratici. Coinvolgere i giovani nelle scelte quotidiane spiegarne le ragioni e permettere la pratica. Supportare corsi locali e promuovere spazi dove le competenze si possano esercitare. La pazienza e la pratica sono più utili delle prediche.

Non resto convinto che la colpa sia tutta di un unica generazione. Ma sono convinto che sostenere la formazione pratica oggi è un investimento concreto. Non è glamour. È necessario.

Author

  • Antonio Romano

    Owner & Culinary Director
    Ristorante Pizzeria La Colomba

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